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  • mcristinarossi

IT: dalla carta alla pellicola

"Derry, Maine, ottobre 1957: una barchetta di carta slitta veloce lungo il marciapiede

spinta dalla pioggia torrenziale, un bambino con un impermeabile giallo e stivali rossi la

rincorre finché la barchetta non finisce dentro un tombino e con lei anche la vita degli

abitanti della piccola città di Derry."


Questo incipit consacrerà le più di 1200 pagine del romanzo di King all'immaginario collettivo rendendo l'opera un vero e proprio Bildingsroman del brivido.

copertina del romanzo It in ebook

Sarò pur di parte ma non nego che IT è il romanzo di King che in assoluto amo di più e i film nati dal suo seme hanno diverse sfaccettature e potrebbero non essersi trasformati in frutti del tutto maturi dello stesso albero. Scopriamo insieme perché!


Dalla carta...


Pubblicato nel 1986, IT è ambientato nella fittizia città di Derry nel Maine e narra le esistenze della "banda dei perdenti" un gruppo di giovanissimi amici che King costringe fin dalla tenera età a esplorare il mondo perverso, doloroso e spietato che si cela al di là della tipica innocenza che definisce la nostra vita quando siamo ragazzini. King però non si ferma qui e trasforma la città di Derry in un mostro fagocitante anime di bambini.


Questo mostro è Derry ed è IT: il male che permea la città, è la nebbia invisibile che avvolge ogni cosa, che si impregna nelle pareti delle case, entra nei polmoni e si diffonde come un morbo iracondo.

La città di Derry, per King, diventa quindi l'epicentro del dolore, la Gerusalemme del male.


L'IT dei traumi dei Perdenti è una creatura senza una forma propria (IT in inglese e ES nella traduzione tedesca definiscono molto bene l'essenza neutra della creatura) che si autoproclama "Mangiatrice di Mondi" e la sua storia non è ben chiara: trascendente dalla comprensione umana e proveniente dallo spazio (SPOILER!), IT è immune alla dimensione del tempo e dello spazio e si nutre delle creature che proiettano su di lui le loro paure, principalmente bambini poiché legati ancora all'età in cui tutto sembra possibile, nel bene e nel male.


La forma che tutti conosciamo e che ha reso il personaggio una pietra miliare nell'universo dell'horror è il pagliaccio Pennywise (e fidatevi, potrebbe non essere la sua forma peggiore ma non vi voglio spoilerare la scena della "cena tra perdenti").


IT è una creatura mutaforma che segue un ciclo vitale di 27 anni in cui, al termine di essi, si risveglia per cibarsi per poi riaddormentarsi e continuare così in eterno il suo decorso.


Il romanzo, come il film, si divide in due diversi periodi temporali proprio perché sarà necessario, per i protagonisti, crescere insieme alle proprie paure per poterle (finalmente?) sconfiggere e risvegliarsi insieme a IT dopo 27 lunghi anni.

I protagonisti di King, una volta adulti, (SPOILER!) per molti anni credono di essersi finalmente liberati dagli orrori del passato, tuttavia la voracità dei loro traumi continua a pulsare nelle vene a tal punto da renderli talmente ancorati all'infanzia da essere quasi percepiti come esseri umani viventi un eterno limbo (da notare che nel romanzo si accenna spesso all'incapacità di ognuno di loro di concepire un figlio come se fossero ancora biologicamente appartenenti all'infanzia).


...alla pellicola


Pochi anni dopo l'uscita del romanzo, nel 1990, IT vede per la prima volta la sua produzione su pellicola con la miniserie televisiva diretta da Tommy Lee Wallace che ha come Pennywise un Tim Curry che sa di talento e di anni '90.


La seconda produzione è del 2017 (prima parte) e 2019 (seconda parte) e vede come regista Andy Muschetti. Mentre la prima produzione sembra essere più fedele all'originale, nella seconda messa in pellicola di Muschetti riscontriamo divergenze che (per molti) hanno reso l'opera di questo regista un eccezionale lavoro di originalità.


Una grande differenza tra carta e pellicola la troviamo nell'ambientazione temporale: il romanzo è ambientato negli anni' 50 e '80 e questi due periodi fanno riferimento rispettivamente all'infanzia di King e alla sua crescita professionale - l'aria che si respira negli anni '50 e l'evoluzione della società americana sono la tela su cui King dipinge spesso le sue opere, permeate anche di piccoli riferimenti autobiografici - così come King anche Muschetti ha voluto ambientare la sua opera negli anni della sua infanzia e quindi il film si ritrova a cavallo tra la fine anni '80 (per la prima parte) e anni 2000 (per la seconda parte).


La seconda grande differenza è il ruolo degli adulti all'interno del film: mentre nel romanzo King dedica volontariamente molto spazio alla vita degli adulti che circondano le avventure dei perdenti - il rapporto morboso di Beverly con suo padre, i genitori assenti di Bill, e i cittadini di Derry che nascondono perversi segreti - nel film restano sempre più distanti e non è molto facile riuscire a percepire ciò che King vuole dirci nel libro: IT sono gli altri (volendo semi -citare Sarte).


Terza grande e importante differenza (ahimè non voglio biasimare Muschietti: IT su pellicola in tutto il suo splendore è un sordido amore platonico) è la mancanza, nel film, di qualsiasi accenno al rito di Chüd. Ora, non posso e non voglio spoilerarvi i retroscena di questo rito che potrete leggere nel romanzo e lascio a voi il piacere di scoprirlo, MA è importante sapere che Il rito di Chüd (SPOILER!) è l'essenza stessa del momento in cui paura e consapevolezza universale si incontrano, rivelando finalmente il vero volto di Pennywise.


Quindi, arriviamo alla fatidica domanda: lo leggo o lo vedo?


Lo leggo se voglio indossare un paio di scarpe da ginnastica anni'80 e sfrecciare tra le strade di Derry in sella alla mia bici, cercando di sopportare quella sensazione di oggetto tagliente che lentamente si affila nella gola lasciandomi senza fiato, perché King non risparmia sofferenze e dolori e più ci chiediamo come sia possibile che avvengano tali atrocità all'interno delle famiglie, tra genitori e figli, più ci rendiamo conto che il clown Pennywise non è nient'altro che la rappresentazione degli orrori che tutti i giorni ci circondano e che, forse, non hanno fine. L'unica speranza è riuscire un giorno a guardare dentro l'abisso prima che l'abbisso guardi dentro di noi. Lo leggo se voglio perdermi nel piacere dell'orrore.


Lo vedo se King non mi è bastato e ho voglia di cinema horror e pop corn, e anche se la sensazione che si ha quando si vede il film di Muschietti, per me, non è stata la stessa del romanzo - non ho ritrovato nella pellicola la nauseante perversione delle menti dei personaggi e la cattiveria viscerale, che è la vera linfa vitale di Derry, sembra mancare e non radicarsi mai a fondo - non biasimo il regista per aver reso il film un'esasperazione della forma puramente horror del romanzo: non è facile dar vita a tutto il marcio che si cela tra le righe di King e Muschietti riesce comunque a dare vita a una "banda dei perdenti" che vale un vostro sabato sera.


***


E voi l'avete letto o l'avete visto? Fatemelo sapere nei commenti!

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